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Web: bolle di sapone e latte di bufale

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Una vera e propria bolla di sapone

Nel precedente articolo vi avevamo parlato della “bolla digitale”, cerchiamo di affrontarla più direttamente e capirla meglio.

I sistemi come Facebook e Google sono fondati su un concetto predominante: rispondere ai bisogni sociali primari dell’uomo, come l’appartenenza ad un gruppo, gli affetti, il riconoscimento e la stima da parte degli altri, l’autorealizzazione.

Basandosi su ciò, hanno sviluppato i loro algoritmi sofisticati cercando di tradurre matematicamente il comportamento dei loro utenti, i nostri comportamenti. Ad ogni click sul post, ad ogni video visualizzato, ad ogni like o commento che lasciamo in rete andiamo a popolare il database, che l’algoritmo, come un piccolo detective, traccia per poi costruire il nostro profilo utente, delineando il nostro carattere e le nostre preferenze. Ma non solo, fa sì che ogni volta che c’è una notizia o un post che tratta di un argomento che “il piccolo detective” ha deciso essere compatibile con il nostro profilo, ecco che sulla nostra bacheca home troveremo esattamente quella notizia.

In questo modo le notizie che più vengono ritenute compatibili con il nostro comportamento digitale, continueranno a girarci attorno, costruendo così una bolla digitale, anche detta “filter bubble” che difficilmente riusciremo a far esplodere. Queste notizie ci danno sempre più conferma delle nostre convinzioni, rinforzando le nostre posizioni (politiche, sociali-economiche, etc…) e rendendoci sempre meno critici nei confronti delle notizie che sono in linea con le nostre preferenze. Di conseguenza, finiamo di dare per buono qualsiasi cosa servitaci dal web, vera o falsa che sia, fintantoché resti in armonia con il nostro credo supportato e alimentato dalla bolla digitale.

Ad esempio, durante la campagna elettorale degli Usa, a tutti i simpatizzanti di Trump, la bolla digitale serviva delle notizie che mettevano la Clinton in una luce negativa o ridicola. Tutte corredate di titoli sensazionalistici ed invitanti il click, in linea con le tendenze di giornalismo attuale. A sua volta la curiosità stimolata dal titolo faceva sì che il cittadino cliccava sul link per leggere la notizia e, nel rispetto delle sue preferenze, finiva per condividerla e diffonderla ulteriormente.

Fin qui tutto regolare, peccato, che la maggior parte di queste notizie erano notizie fake create a scopi lucrativi, le cosiddette bufale.

Allevamenti di bufale online

La rete ormai brulica di “allevamenti di bufale”, che però invece del latte producono insidie da cui dobbiamo imparare a difenderci. L’unità di misura della vendita, in questo caso non è più il litro di latte, bensì il numero di click. Ogni volta che clicchiamo su un link che ci porta ad un sito contenente inserzioni pubblicitarie, il proprietario di questo sito guadagna delle somme di denaro da coloro che hanno messo la pubblicità.

Più click ci sono più soldi si riceve.

Di conseguenza i creatori di questi siti, alla ricerca sfacciata di click, sono disposti a pubblicare qualsiasi cosa per assicurarsi guadagni maggiori e se non ci sono abbastanza notizie vere, ne creano direttamente di false.

Le notizie false hanno vari livelli di non-verità.

Ogni notizia può fornire o meno aspetti importanti e può essere vista da un punto di vista diverso, invertendo il concetto di verità. Tuttavia, vi sono in rete delle fake news davvero insidiose.

Alcune sono manipolatrici di fatti e dati in modo da mettere in luce migliore, le convinzioni di chi scrive. Questa tipologia di news viene molto usata nella propaganda politica – come nel caso che vi abbiamo descritto sopra, o nel caso della Brexit, in cui le scelte dell’opinione pubblica sono state orientate da informazioni imprecise e palesemente false, approfittando della bolla digitale con cui la maggior parte delle persone otteneva la conferma delle proprie ideologie.

Altre invece sono completamente fasulle, con titoli scoop, come la morte di un vip o i gossip del momento.

Un esempio di bufala è anche quello di usare una notizia vera del passato e renderla attuale, oppure invece usare il nome del sito che la produce molto simile a siti importanti di testate giornalistiche: ad es. Il Fatto Quotidaino, Libero Giornale, Notiziario segreto (se volete avere una lista completa visitate il sito bufale.net.

La consapevolezza di tale meccanismo, però ci consente di prendere dei provvedimenti e di tutelarci coscientemente da questi ingegnosi sistemi.

Ad oggi molti si stanno muovendo attivamente per porre rimedio alle bufale, in primis la Presidente della Camera Laura Boldrini con l’iniziativa #bastabufale con un apposito sito web per promuovere la campagna contro le bufale (https://www.bastabufale.it/) e con un programma che ha in previsione dei tavoli di lavoro con le parti maggiormente interessate tra le quali scuole, imprese, editoria e social network per creare un sistema contro la disinformazione ormai generalizzata. Già in passato la Boldrini si era occupata dei problemi del web creando la Carta dei diritti di Internet, un documento elaborato dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet a seguito della consultazione pubblica, delle audizioni svolte e della riunione della stessa Commissione del 14 luglio 2015.

Anche Facebook e Google si stanno muovendo in questo senso, affermando che segnaleranno le notizie false e le evidenzieranno con dei bollini ed etichette rossi, vagliando la loro veridicità attraverso società di factcheking.

Una cosa che da subito potete fare, per proteggervi e uscire leggermente dalla bolla digitale, è fare pulizia della vostra cronologia in maniera sistematica, in modo da cancellare i dati relativi alle vostre preferenze e percorsi digitali.

O ancora meglio, smettere di fare parte del 51% degli utenti che usano i social media come fonte di informazione, facendo diventare Facebook la piattaforma di successo della diffusione di notizie (fonte YouGov).


Comprendere i meccanismi e diventare tutti più consapevoli nell’uso della tecnologia e del digitale diventa fondamentale per riuscire a mantenere una propria identità web sana ed etica. Noi di LumenBit lavoriamo proprio in questo modo, e cerchiamo di sensibilizzarvi su queste tematiche, perché crediamo in un web più sostenibile, pulito ed etico.

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